È strana, quasi sacra, quella sensazione che ti rimane addosso il giorno dopo.
È come quando – in certi momenti di verità – tutto si sincronizza: il respiro, l’intenzione, il suono che hai nella testa e quello che senti intorno a te.
Durante il concerto è successo.
Ho alzato le braccia e ho sentito l’ensemble respirare con me. L’onda del suono mi è tornata addosso esattamente come l’avevo immaginata. Non simile. Non quasi. Proprio quella. In quell’istante è sparita ogni distanza: tra gesto e risultato, tra me e loro, tra pensiero e realtà.
"Credetemi, eravamo un unico organismo in armonia con l'universo, non col mondo, con l'universo. Con Cassiopea, con Altair, con le grandi costellazioni, con il grandissimo nulla dentro il quale fui per un attimo felice di perdermi." A. Camilleri
È un attimo che non puoi programmare. Puoi preparare tutto, costruire ogni dettaglio, mettere insieme 68 musicisti da 18 realtà diverse, attraversare confini geografici. Ma quell’allineamento perfetto arriva quando vuole.
E quando arriva è una folgorazione.
Ti attraversa. Ti svuota per quanto dai. Ti riempie per quanto ricevi. Ti fa sentire in armonia con qualcosa di più grande del semplice “suonare bene”.
Poi finisce.
Abbassi le braccia. L’ultima vibrazione si spegne.
E ti resta addosso quella traccia invisibile, intensa, quasi inspiegabile.
Un attimo breve.
Sacro.
È per momenti così che si torna sul podio.
Grazie Musica Senza Frontiere!
Ph. Sara Caspani
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Commenti
Ciao anche io voglio fare il concerto