Negli ultimi anni ho imparato che ci sono momenti della stagione musicale che non sono solo “eventi”, ma veri e propri punti di incontro tra tutto quello che facciamo: studio, prove, crescita, relazioni.
Il Concerto di San Giuseppe è uno di questi.
Sabato 21 marzo, alla Sala della Comunità di Grosio, il Corpo Bandistico I Fiati di Grosio salirà sul palco con un programma che ho voluto costruire con un’idea molto chiara: raccontare la banda non solo come insieme, ma anche attraverso le persone che la fanno vivere ogni settimana.
Per questo motivo, una parte importante del concerto sarà dedicata ai nostri musicisti, che avranno modo di esprimersi come solisti.
Sarà il caso della Canzonetta for Flute di Helge Hurum, con Barbara Besseghini, della Clarinet Fantasy di Øystein Sjøvaag Heimdal con Manuela Pruneri, e di due momenti al pianoforte con Matteo Ferrario, da River Flows in You di Yiruma fino alla celebre Ballade pour Adeline di Paul de Senneville.
Accanto a questi momenti più intimi, il programma attraversa atmosfere molto diverse: dall’energia solenne dell’Olympic Anthem di Spiros Samaras, fino al finale trascinante tratto da How to Train Your Dragon di John Powell, passando per colori e suggestioni molto varie, tra tradizione bandistica e linguaggi più contemporanei con autori come Thomas Doss e Robert W. Smith.
Ma questo concerto, per me, non è solo un momento “di arrivo”.
È anche un passaggio.
Durante la serata salirà sul palco anche il Growind Project, un progetto a cui tengo molto perché rappresenta esattamente ciò che credo debba essere oggi la musica d’insieme: incontro, crescita, condivisione tra realtà diverse.
Quello che il pubblico ascolterà non è semplicemente un’esibizione, ma un vero e proprio passo dentro un percorso.
I ragazzi presenteranno infatti il programma con cui, pochi giorni dopo, parteciperanno al concorso internazionale del Flicorno d’Oro.
Un programma che si apre con As a Wind Dance di Samuel Hazo, energico e diretto, prosegue con Le Selve Ardenti di Enrico Tiso, brano ricco di colori e tensioni espressive, e si chiude con Dance of the Spirit di Michael Sweeney, pieno di ritmo e vitalità.
Subito dopo il concerto, ci aspetterà infatti un weekend di studio intenso: due giorni di lavoro insieme, per rifinire ogni dettaglio prima di salire sul palco del concorso.
Il 28 marzo, alle 13:15, porteremo questo lavoro a Riva del Garda.
Ma al di là del risultato, quello che conta davvero è il percorso che c’è dietro: le prove, gli errori, i miglioramenti, l’energia dei ragazzi e la loro voglia di esserci.
E forse è proprio questo il senso più autentico anche del concerto di San Giuseppe: non solo condividere musica, ma condividere un cammino.
Se avrete voglia di esserci, sarà bello incontrarsi lì, in mezzo a tutto questo.
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